Il sale: un nemico silenzioso (11–17 maggio 2026, Settimana Mondiale per la Riduzione del Consumo di Sale)

Premessa

In passato, il sale ha avuto un’importanza fondamentale per la sopravvivenza e per l’evoluzione della specie umana grazie alla conservazione del cibo quando ancora l’uomo non aveva imparato ad usare il freddo. Questo, ha permesso di abituare le nostre papille gustative a mangiare più salato. Negli anni, la comunità scientifica ha compreso una stretta associazione tra diverse malattie e, purtroppo, tale abitudine.

 

Abbiamo bisogno realmente del sale?

Sia il sapore che gli effetti sulla salute del sale da cucina (cloruro di sodio) sono legati al sodio. In condizioni fisiologiche normali, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) raccomanda di assumere 2 grammi di sodio che corrispondono a 5 grammi di sale al giorno, ossia un cucchiaino da caffè. Tali quantità sono consigliate in età adulta, mentre in quella evolutiva e negli anziani si raccomandano livelli inferiori.

Per coprire questa quantità non è necessario aggiungere sale nelle preparazioni e/o nelle pietanze, poiché il sodio naturale contenuto negli alimenti spesso copre il fabbisogno. Solo in alcune condizioni di estrema sudorazione o in caso di alcune malattie che comportino vomito/diarrea prolungata il fabbisogno di sodio può aumentare.

Nonostante le campagne di promozione alla salute, il consumo di sale in Italia resta superiore ai livelli raccomandati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Lo evidenziano i dati preliminari dell’indagine nazionale Italian Health Examination Survey – Progetto CUORE 2023-2025, diffusi in occasione della Settimana Mondiale di Sensibilizzazione per la Riduzione del Consumo Alimentare di Sale promossa da WASSH (World Action on Salt, Sugar and Health).
Secondo l’indagine, gli uomini consumano in media 9,3 grammi di sale al giorno, mentre le donne arrivano a 7,1 grammi. Valori oltre il limite consigliato dall’OMS, che raccomanda di consumarne meno di 5 grammi quotidiani. Solo l’11% degli uomini e il 24% delle donne riescono infatti a mantenersi entro la soglia raccomandata.
Un consumo eccessivo di sale favorisce un aumento della pressione arteriosa, con conseguente incremento del rischio di insorgenza di gravi patologie cardio-cerebrovascolari, quali infarto del miocardio e ictus, ed è stato associato ad altre malattie croniche, quali tumori, in particolare dello stomaco, malattie renali e perdite urinarie di calcio e quindi rischio di osteoporosi.

 

 

Vari tipi di sale

Negli ultimi anni sono comparsi in commercio diversi tipi di sali colorati: sale blu di Persia, sale rosa dell’Himalaya, il sale rosso delle Hawaii, il sale nero di Cipro e altri. La colorazione deriva dalla presenza nella composizione in minerali. Questi sali sono considerati più salutari, ma non lo sono in quanto contengono una quantità non trascurabile di sodio e quindi valgono le stesse raccomandazioni del sale comune (cloruro di sodio).

Come ridurre il sale a tavola

  1. usare erbe aromatiche (basilico, prezzemolo, salvia, menta, timo, rosmarino, maggiorana, origano…), spezie (peperoncino, pepe, noce moscata, curry…), cipolla, sedano, porro, aglio e agrumi (come il limone) al posto del sale per aggiungere sapore al tuo cibo – prodotti naturali comunemente e abbondantemente presenti nel nostro territorio;
  2. scolare e risciacquare verdure e legumi confezionati e mangiare più frutta e verdura fresca;
  3. controllare le etichette prima di acquistare per scegliere prodotti alimentari meno salati;
  4. ridurre il consumo generale di alimenti confezionati a lunga scadenza;
  5. ridurre al minimo il consumo di insaccati e cibi trasformati;
  6. non mettere a tavola sale per condire le pietanze;
  7. attenzione al sale nascosto in prodotti quali dadi da brodo, salsa di soia, gomasio, salse varie.

Queste raccomandazioni sono, in termini di efficienza e costi, molto vantaggiose: bastano piccoli accorgimenti per abituarsi e per abbassare il rischio di malattie croniche prima citate. Ridurre la quantità di sale che si consuma ogni giorno non è difficile, soprattutto se la riduzione avviene gradualmente. Il gusto per il salato si abitua a cibi meno salati nel giro di poche settimane tale da percepire salato un alimento che prima risultava insipido. Questa riduzione rappresenta un obiettivo di molte iniziative del Ministero della salute.

 

Le malattie croniche dipendono dalle abitudini giovanili e si manifestano in età adulta

 

 

Bibliografia

Linee guida per una sana alimentazione – CREA

www.iss.it

www.sinu.it

www.salute.gov.it